La recente assemblea sinodale della Cei ha sorpreso tutti respingendo il testo che avrebbe dovuto segnare il futuro della Chiesa italiana. Le critiche riguardavano la mancanza di concrete proposte riguardo alla pastorale per gli Lgbt, definendoli in modo clericale come “persone in situazioni affettive particolari”, la mancanza di leadership femminile e la scarsa corresponsabilità dei laici nella gestione finanziaria delle parrocchie.
Dopo anni di riunioni, è emerso un testo considerato poco incisivo e troppo sintetico, che ha portato al rinvio dell’approvazione di sei mesi. Questo ha causato lo slittamento dell’assemblea dei vescovi prevista per maggio, spostandola a novembre per consentire la revisione del testo. Una situazione insolita che si è verificata solo tre volte negli ultimi vent’anni per motivi di forza maggiore.
Nonostante il cardinale presidente della Cei abbia sottolineato che le posizioni della Chiesa italiana e tedesca sono diverse, l’assemblea è stata definita “vivace” e ha mostrato una forte presa di posizione da parte della base ecclesiale. L’arcivescovo di Bologna ha richiamato all’unità, sottolineando l’importanza della comunione nella diversità.
Tuttavia, il coordinatore dell’assemblea ha ammesso che il testo è stato redatto in fretta e ha riconosciuto la presenza di divisioni tra i vescovi. Ora si dovrà lavorare per sciogliere i nodi ancora aperti e affrontare temi importanti come la pace e la sostenibilità.
Nonostante la delusione per il rinvio, il presidente della Cei ha sottolineato la vitalità e la libertà delle discussioni durante l’assemblea. Con oltre 1000 partecipanti, l’assemblea ha rappresentato un vero spaccato della realtà cattolica italiana, dimostrando la capacità di dire no anche dopo anni di insistenza da parte di Papa Francesco sull’importanza del sinodo come cammino comune.
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