Un nuovo rapporto del Rossing Center, presentato il 31 marzo a Gerusalemme, ha rivelato una serie di aggressioni contro individui e vandalismi su chiese, monasteri e insegne pubbliche religiose, in gran parte perpetrati da ebrei ultraortodossi dei circoli dell’estremismo nazionalista-religioso.
Di: Roberto Cetera – Vatican News
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Nel corso del 2024, sono stati registrati ben 111 casi di aggressioni o violenze in Israele e a Gerusalemme nei confronti di religiosi cristiani. La maggior parte di questi episodi ha coinvolto persone, ma in 35 casi si è trattato di atti vandalici contro luoghi di culto e simboli religiosi pubblici. Il rapporto annuale del Rossing Center ha evidenziato dati allarmanti riguardo agli attacchi ai cristiani di Terra Santa, sottolineando la crescente minaccia derivante dall’estremismo nazionalista-religioso.
L’influenza di tale estremismo si riflette anche sulle scelte politiche governative israeliane, creando un clima di discriminazione e violenza che spinge molti giovani cristiani a considerare l’idea di emigrare. Dati statistici forniti dall’Ufficio centrale di statistica di Israele mostrano una popolazione complessiva di 10 milioni di abitanti nel 2024, con una netta prevalenza di ebrei rispetto ad arabi e cristiani.
La tendenza alla “giudaizzazione” di Gerusalemme e della Terra Santa è alimentata anche dalla Basic Law del 2018 su “Israele nazione-stato del popolo ebraico”, che ha accentuato divisioni e tensioni all’interno della popolazione. La questione fiscale relativa alle confessioni religiose minori e la presenza della criminalità organizzata nelle aree settentrionali rappresentano ulteriori sfide per i cristiani di Terra Santa.