
L’eutanasia in Canada è legale dal 2016 e uccide circa 16 mila persone all’anno. Tuttavia, ci sono ancora settori della società che la contestano. Gli attivisti, ignorando la libertà di coscienza, mirano a obbligare ogni istituzione medica del paese a praticare l’uccisione dei pazienti, con particolare attenzione agli ospedali cattolici.
Il caso O’Neill
Un recente caso coinvolge l’ospedale St Paul di Vancouver, trascinato in tribunale dagli attivisti pro-eutanasia di Dying with Dignity e dalla famiglia di Sam O’Neill. L’accusa è quella di non aver permesso alla donna di morire secondo le sue volontà all’interno dell’istituto.
La 34enne aveva chiesto l’eutanasia dopo aver lottato contro un cancro. Tuttavia, l’ospedale cattolico Providence Health Care si è rifiutato di praticare l’atto per motivi religiosi e di principio.
Nonostante abbia ottenuto l’accesso all’iniezione letale in un hospice diverso, la questione ha provocato un’azione legale contro l’ospedale.
La “clinica della morte”
Per risolvere la questione, il governo della British Columbia ha deciso di espropriare un terreno dell’organizzazione cattolica per costruire una “clinica della morte” collegata all’ospedale. Questo per garantire l’accesso all’eutanasia senza violare le convinzioni religiose.
La libertà religiosa in tribunale
Non soddisfatti, gli attivisti hanno denunciato l’ospedale e il governo davanti alla Corte Suprema, citando la libertà religiosa come motivo di contestazione. Affermano che nessuna istituzione medica dovrebbe potersi rifiutare di praticare l’eutanasia, violando così la Carta canadese dei diritti e delle libertà.
Anche se sembra paradossale, per gli attivisti la libertà religiosa dovrebbe includere anche la libertà da costringenze religiose altrui.
La Chiesa e l’opposizione all’ eutanasia
La Chiesa cattolica in Canada mantiene una posizione ferma contro l’ eutanasia, difendendo la sacralità della vita e la dignità umana. Nonostante le pressioni, i vescovi restano saldi nel loro rifiuto di praticare la buona morte.
Con 129 istituti sanitari cattolici nel paese, la Chiesa continua a sostenere l’accompagnamento dei malati fino alla morte naturale, esprimendo preoccupazione per le azioni che minano la libertà religiosa.
Le suore che resistono alle pressioni
Un esempio di resistenza si è verificato nella provincia di Nova Scotia, dove le suore di Saint Martha hanno contrastato le richieste del governo di praticare l’eutanasia nel loro ospedale. La resistenza delle religiose ha portato alla costruzione di una “clinica della morte” alternativa vicino alla struttura.
Chi non vuole uccidere i pazienti, neanche li curi
In Quebec, la situazione è simile con un’obbligazione imposta ai centri di cure palliative di praticare l’eutanasia. Questo ha portato a situazioni in cui le istituzioni religiose si sono trovate in una difficile posizione tra cure palliative e richieste di eutanasia.
In un clima in cui l’ eutanasia è prevalente, il rifiuto di praticare la buona morte equivale a una condanna morale, portando alla chiusura di strutture ospedaliere che si oppongono all’uccisione dei pazienti.
Le analogie tra Italia e Canada
L’esperienza canadese serve da monito per l’Italia e i cattolici. L’ eutanasia, una volta legalizzata con garanzie, ha aperto la strada a una progressiva caduta di paletti e libertà, portando alla situazione attuale in cui l’uccisione dei pazienti è diventata una pratica comune e quasi obbligatoria.
Mentre l’ eutanasia continua a diffondersi, il dissenso basato sulla libertà religiosa e di coscienza diventa sempre più difficile da esprimere, con la società che glorifica la buona morte e non accetta alternative.
La situazione in Canada mostra chiaramente che la resistenza alla pratica dell’ eutanasia diventa un atto di coraggio e di difesa dei valori fondamentali della vita e della libertà.